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PREVENZIONE DEL TUMORE ALLA CERVICE UTERINA

 

Dal Pap test all'HPV-DNA test

Per quanto riguarda invece la prevenzione secondaria, fino a poco tempo fa l'unico metodo era lo screening effettuato utilizzando il Pap-test, un esame che consente di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma. Consiste nella raccolta di cellule dalla mucosa della cervice uterina che vengono poi strisciate su un vetrino e analizzate al microscopio.

Negli ultimi 50 anni il Pap test ha consentito una riduzione del 50% dell'incidenza e della mortalità del tumore del collo dell'utero. Tuttavia questo esame ha mostrato importanti punti deboli (bassa copertura, ridotta sensibilità e quindi elevata incidenza di falsi negativi, ecc.) che hanno spinto i ricercatori a ricercare nuovi marcatori biomolecolari che dimostrassero una sensibilità e una specificità più elevate e una buona standardizzazione.

Così è stato formulato il test HPV-DNA che, grazie all'avanzata tecnologia HC2 (Hybrid Capture 2) che rileva il DNA virale, permette di individuare le anomalie cellulari precancerose con grande anticipo rispetto al Pap test. I vantaggi sono: maggiore sensibilità rispetto al Pap test, possibilità di allungare l'intervallo tra un esame e l'altro da tre a cinque-sei anni e risultati clinici oggettivi.

I dati dello studio italiano condotto dal gruppo NTCC (New Technologies for Cervical Cancer Screening Working Group), che ha coinvolto circa 100 mila donne italiane tra i 25 e i 60 anni, hanno evidenziato che il test HPV aumenta notevolmente rispetto al Pap test la sensibilità nell'individuare lesioni cellulari di alto grado che, se persistenti, possono evolvere in tumore.

Come il Pap test, anche il test HPV si esegue con un semplice prelievo di cellule dal collo dell'utero, il campione viene quindi conservato in un liquido e analizzato con la tecnologia molecolare HC2.

Oggi il test HPV è rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale Italiano come test diagnostico di secondo livello, a un costo variabile da regione a regione.

Il test HPV è considerato oggi un esame di completamento, in quanto più sensibile del Pap-test nell'identificare le lesioni pre-neoplastiche, ma meno specifico nell'individuazione del tipo di lesione riscontrata.

Al momento attuale non vi sono indicazioni per usarlo come test di screening al posto del Pap test. Quest'ipotesi è oggetto di un grosso studio che in futuro potrebbe delineare meglio l'utilizzo ottimale di questo esame.

Finché non si giungerà a dati univoci in merito, l'uso di questo test dovrebbe essere limitato alle seguenti situazioni: per individuare fra le donne che hanno un Pap test con lievi alterazioni quelle che devono effettuare ulteriori approfondimenti; come indicatore di rischio di recidiva nelle donne che hanno effettuato una terapia per lesioni pretumorali della cervice uterina; nelle donne oltre i 35 anni con lesioni di basso grado.

In caso di HPV positivo, la donna viene inviata a un ulteriore approfondimento chiamato colposcopia, un controllo simile alla visita ginecologica che esamina il collo dell'utero usando un apposito microscopio e poi sottopone a uno speciale trattamento di colorazione i tessuti interessati, per analizzare le eventuali anomalie presenti.

 



Fonti:

Eurogin (European Research Organization on Genital Infection and Neoplasia), Nizza,  novembre 2008
20° Congresso Europeo di Ginecologia e Ostetricia - EBCOG, Lisbona, marzo 2008
IV Congresso nazionale SIMaST - Società Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Sessualmente Trasmissibili, ottobre 2007
Epicentro - Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità
Osservatorio Nazionale Screening – Gruppo Italiano Screening

 

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