Quel forte "dolore intimo"
La vulvodinia è una malattia che colpisce la parte esterna della vagina (la vulva) ed è caratterizzata da un dolore talmente forte da rendere impossibile compiere anche le azioni più semplici, come sedersi o accavallare le gambe.
Per anni non è stata riconosciuta come malattia vera e propria a livello medico-scientifico, perché basata unicamente sul dolore e non accompagnata da altri sintomi “visibili”, come tagli, lesioni o infiammazioni.
Quali sono le cause di questa patologia?
Le cause della vulvodinia sono sconosciute.
È ormai accertato che non è causata da infezioni attive, dieta, alterazioni del sistema
immunitario o allergie. Non è neppure una malattia sessualmente trasmessa.
Sicuramente la presenza di uno o più fattori, diversi ma concomitanti, di tipo genetico,
ormonale e psicologico, predispone maggiormente una donna rispetto a un’altra a questo
disturbo.
Ci sono poi altri elementi che favorirebbero ulteriormente lo sviluppo del problema:
- stress
- infezioni ricorrenti da candida
- medicamenti locali
- danni traumatici e chirurgici
- aumento del tono muscolare del pavimento pelvico.
La vulvodinia è di frequente la manifestazione di un disagio psicologico: un lutto, una separazione, una violenza possono “somatizzarsi”, cioè manifestarsi a livello fisico, con un forte dolore vulvare.
A chi bisogna rivolgersi?
Per accertarsi di soffrire di vulvodinia, bisogna recarsi dal proprio ginecologo di fiducia,
il quale raccoglierà informazioni sullo stile di vita, sulla personalità e sulla vita relazionale e
sessuale e poi farà una visita accurata della vulva (prima a occhio nudo, poi con uno strumento da
inserire in vagina chiamato “speculum”) per escludere la presenza di una malattia che possa
giustificare il dolore, quale una dermatosi o un’ulcera.
Poi il medico effettuerà un esame che consiste nel valutare la presenza e la distribuzione del dolore che la paziente avverte alla semplice pressione con un bastoncino cotonato (cosiddetto “ test pressorio”). L’intensità del dolore viene misurata su una scala da o a 10.
Esiste una terapia?
La terapia non è unica per tutte le donne, e prevede diversi approcci.
Innanzitutto bisogna far emergere eventuali disagi psicologici ed emotivi alla base del
disturbo e cercare di risolverli, magari con l’aiuto di uno psicologo.
Ci sono poi alcuni comportamenti quotidiani che, che se osservati con attenzione, possono favorire un miglioramento della situazione, per esempio:
- la scelta di determinati abiti
- la scelta di alcune attività sportive
- abitudini igieniche
- abitudini sessuali
- ecc.
Il medico può ritenere opportuno somministrare farmaci antidepressivi e anticonvulsivanti.
Può essere utile anche una sorta di allenamento fisico per modificare una postura errata, l'utilizzo di trattamenti decontratturanti, di elettrostimolazione antalgica (TENS), e di agopuntura.
La possibilità di un intervento chirurgico viene presa in considerazione solo in casi estremi.
Altre tecniche quali training autogeno, tecniche di meditazione, yoga e ipnosi possono contribuire a migliorare lo stato di malessere e isolamento di chi soffre di questo problema.




